DURATA 15 GG
KM PERCORSI ....POCHI
TAPPE PRINCIPALI ISLAMABAD, RAWALPINDI, SKARDU, GILGIT, KARIMABAD-ALIABAD (HUNZA VALLEY),GULMIT
foto in vase di caricamento
4 ott.-5 ott.
Volo da Orio a Islamabad (Air Arabia) con scalo a Sharya) che avrebbe dovuto partire alle 23 ma ritarda di un’ora e mezzo; riusciamo tuttavia a prendere la coincidenza che ci porta a destinazione. Alloggiamo in un hotel nei pressi dell’aeroporto così da facilitare il volo dell’indomani che ci porterà a Skardu. Abbiamo l’intero pomeriggio libero e ne approfittiamo per prendere un taxi e visitare Rawalpindi, la vecchia capitale Pakistana addentrandoci nel quartiere più caratteristico e scattare qualche foto. I Pakistani sono gente ospitale e simpatica del resto lo avevamo già apprezzato quando nel 2017, anche allora con Maurizio, eravamo entrati in Pakistan dall’Iran risalendo la regione del Beluchistan sino a Lahore. Non possiamo non fermarci in uno dei tanti street food e gustarci dell’ottimo pollo alla griglia facendo amicizia con lo ”chef”; è d’obbligo sorvolare sull’aspetto igienico, ma io e Maurizio siamo più che vaccinati a questo e non ci facciamo certo problemi di sorta. Rientriamo in hotel pronti per ripartire l’indomani.
6 ott
Raggiungiamo in taxi l’aeroporto dove alle 8.50 un volo Air Pakistan ci porta in un’ora esatta a Skardu. Il cielo oggi è coperto di nuvole ma riusciamo ad intravedere l’imponente massiccio del Nanga Parbat con i suoi 8.126m. Alloggiamo al Pioneer Hotel che dista una quindicina di km dalla città, ma è vicinissimo alla “agenzia” che ci noleggia le moto, due Suzuki 150cc ….piuttosto vissute. Trascorriamo il pomeriggio camminando nel centro di questa cittadina adagiata in una valle a 2500 m di altitudine nella provincia del Gilgit-Baltistan e ceniamo in un ottimo ristorante a base di prelibatezze locali. Il piatto di beef immerso in una zuppa e noodles non è però di nostro gradimento, poco apprezzata anche dal Limonta che mangia davvero di tutto. Ripieghiamo sul resto, pollo, riso, verdure a patate fritte che soddisfano il nostro appetito. Rientriamo in hotel dove le nostre moto sono pronte per iniziare domani il nostro viaggio lungo la Karakorum Highway.
7 ott
Da Skardu a Gilgit, 200 km di ottima strada che scorre fiancheggiando l’Indo. Ad ogni sosta per delle foto o per un the caldo siamo sempre avvicinati da persone (ovviamente maschi…siamo in uno stato islamico) curiose di conoscerci. È gente ospitale e generosa, ma per noi non è affatto una sorpresa a dispetto dei pregiudizi diffusi e di tanta disinformazione. Le motorette di cui disponiamo sono due Suzuki 150cc piuttosto datate con ammortizzatori defunti e freni inaffidabili…ma tant’è, si viaggia piano godendosi il panorama mozzafiato. Nessun inconveniente particolare se si esclude qualcosa, protagonista il Limonta,di cui non si avevano testimonianze analoghe: ci fermiamo per fare il pieno ad una stazione di servizio e dal tappo del serbatoio cui sono inserite anche le chiavi dell’avviamento….queste si staccano cadendo malauguratamente nel fondo del serbatoio stesso. Provvede san fil di ferro magistralmente tra le mani del Limonta che dopo diversi tentativi riesce ad estrarle consentendoci di ripartire. Testimoni dell’increscioso episodio 3 sordomuti esterefatti, uno dei quali suggeriva di capovolgere la moto. 🤣Per la notte alloggiamo in un guesthouse (15$ la doppia)a 3 km dal centro di Gilgit che raggiungiamo più tardi in taxi per conoscere il suo animatissimo centro e cenare seduti ad uno dei tanti street food. Con Maurizio Limonta
8 ott
Da Gilgit-Karimabad-Aliabad (Hunza valley).
Un centinaio di km o poco più percorrendo la mitica Karakorum Hwy con la deviazione su strada malmessa sino a Karimabad con visita al forte dal quale si gode una vista spettacolare sulla valle e le montagne circostanti. Poco dopo Aljabad mi perdo il Limonta e continuo in direzione Passu che era la nostra meta odierna. Dopo pochi km inizia a piovere e torno sui miei passi dove ritrovo Maurizio fermo da un gommista che sta cambiando la camera d’aria della sua moto dopo una foratura. Particolare curioso il fatto che anche il gommista è sordomuto come i ragazzi di ieri al distributore. A questo punto decidiamo di fermarci qui alloggiando al Continental Hotel, una stella scarsa ma per 5 dollari la doppia va più che bene. Dopo la foratura un altro inconveniente: uno stivale del Limonta si perde la suola e ricorriamo alle cure di un calzolaio locale che per 50 cent di € ripara il tutto nel migliore dei modi. A questo punto decidiamo di fermarci qui per la notte e alloggiamo al modesto, ma più che accettabile Continental Hotel (13$ la camera doppia). La cittadina si sviluppa lungo la Karakorum Highway ed il suo centro è animatissimo sia per il traffico che per negozi d’ogni tipo e fumanti steree food con gli immancabili e ottimi spiedini di pollo o montone. Nel togliere i propri stivaletti da moto il Limonta prende atto del fatto che uno dei due ha praticamente la suola staccata. Chiediamo ad un vigile che sta dirigendo il traffico dove trovare un calzolaio e ce ne indica uno a pochi passi; il costo di 50centesimi di € e il tutto è riparato nel migliore dei modi. Ci facciamo una risata ricordando quando era capitata a me la sessa cosa nel 2019 a Ouarzazate in Marocco.
9 ott
È una splendida giornata di sole con cielo terso. Ci mettiamo in moto coperti
adeguatamente perché oggi vorremmo risalire la Hunza Valley sino al border con la Cina di Khunjerab. In una delle lunghe e buie gallerie prima di Gulmit accade i patatrac!. Maurizio mi chiede di precederlo ma anch’io, stupidamente con gli occhiale scuri vedo pochissimo e il fanale delle nostre moto fa la luce di una candela. Riparto procedendo a non più di 30/40 km/h, ma non avendo specchietti retrovisori non lo vedo alle mie spalle. Uscito dalla galleria mi accorcio che Maurizio non c’è; passano due ragazzi locali in motoretta che mi salutano e anche un camion che non mi fa alcun cenno. Aspetto qualche minuto ancora e decido ovviamente di tornare indietro. Poche centinaia di metri e vedo il lampeggiante di una ambulanza e comincio a rendermi conto dell’accaduto. Maurizio è già sulla lettiga arrivata nel giro di pochi minuti dalla direzione opposta e chiamata da un militare di passaggio. Il medico parla già di una frattura della gamba dx e Maurizio è visibilmente sofferente e fatica a dirmi che non si capacita della dinamica dell’accaduto. Mi dicono che a Gulmit, avanti una decina di km c’è un piccolo “ospedale” dove verranno praticate le prime cure prima di trasferirlo a Gilgit 140km a ritroso sulla Karakorum Hwy. È un ospedale di frontiera dove il medico è davvero premuroso e pieno di attenzioni; una prima medicazione alla gamba dove è evidentissima la frattura confermata dalla radiografia: tibia e perone. Trattandosi di una frattura scomposta è necessario un intervento da effettuarsi a Gilgit. Mentre Maurizio viene ricaricato in ambulanza io vengo accompagnato alla stazione di polizia per gestire il trasporto della moto di Maurizio che leva del freno e freccia rotta a parte non pare avere altri danni. Si propone un uomo disposto a farsi lui i 140 km sino a Gilgit per 10000 pkr (30€) e ovviamente concordo anche perché il trasporto su un pick-up sarebbe costato il triplo. Facciamo il viaggio a manetta fermandoci però ad Aljabad presso il comando di polizia dove devo sottoscrivere un verbale dove dichiaro che l’incidente è avvenuto senza il coinvolgimento di altri mezzi. Maurizio è ricoverato al Aga Khan Hospital una struttura privata che pare essere la migliore della zona e in effetti non è diversa da una clinica che potremmo trovare da noi. Parlo con il medico il quale dopo ulteriori radiografie conferma la necessità di un intervento che potrebbe già effettuarsi l’indomani dopo che si abbia conferma della convenzione con l’assicurazione che sia io che Maurizio abbiamo come sempre stipulato prima di partire. Io trovo alloggio all’Hunza Ibex Resort di Sultanabad (periferia di Islamabad) e a pochi minuti dalla clinica dove è ricoverato Maurizio, una sistemazione economica (12$ a notte)che dispone di sole tre camere e che può vantare una bellissima terrazza affacciata sul Gilgit River che proprio in citta si congiunge all’Unza River prima di affluire nell’Indo. Qui conosco Rehmat che con il fratello, un poliziotto, gestisce il resort e mi fa per tre giorni da autista accompagnandomi in ospedale o in città; è un uomo affidabile, disponibile e pieno di attenzioni anche nei confronti di Maurizio.
Il fatto che la clinica sia intitolata all’Aga Khan mi incuriosisce e scopro che questi rappresenta tuttora la guida spirituale per successione dinastica della corrente Ismailita dell’Islam Sciita. Gli Ismailiti sono appunto concentrati in questa regione del Pakistan, la valle Himalayana dell’Hunza. Gli Ismailiti sono una corrente moderata dell’islam e considerati eretici dei gruppi fondamentalisti.
10-11-12 ott
Fatta colazione corro con Rehmat in ospedale perché oggi è programmato l’intervento a Maurizio per la riduzione della frattura e l’inserimento di una placca in titanio nella tibia. Operazione riuscita e paziente sopravvissuto! In clinica Maurizio è davvero assistito nel migliore dei modi da parte di medici e infermieri oltre che oggetto delle premure di Rehmat che gli procura le stampelle e si preoccupa di fornirgli i pasti che non sono forniti dalla clinica. La camera, più che spaziosa, è condivisa con un anziano piuttosto sofferente assistito giorno e notte dai due figli, e da un giovanotto feritosi in un incidente (…in moto) il cui capezzale e oggetto di un andirivieni continuo di famigliari e amici. Ospite anche un bimbo di una decina d’anni operato d’appendicite e accudito dall’amore di genitori e nonni sempre accanto al suo lettino. Con Maurizio riflettiamo su valori quali la famiglia, la solidarietà, il senso di comunità di questa gente….valori che noi stessi avevamo un tempo e che forse oggi abbiamo un po’ smarrito.
13 ott
Oggi Maurizio è stato dimesso e per una notte, prima di rientrare a Islamabad, si fermerà con me all’Ibex Resort dove può riprendere un minimo di autonomia con le proprie stampelle e apprezzare il barbecue locale per poi decidere di ripartire l’indomani alla volta di Islamabad. Decidiamo di farlo accettando la proposta di Rehmat disposto a portarci lui in auto; sono 600 km e GoogleMaps indica 12h di tempo per percorrerli.
14 ott.
Fatta colazione ci mettiamo in strada percorrendo la N15 che a detta di Rehmat è in condizioni migliori della Karakorum Hyw (N35) che riprenderemo poi in prossimità di Mansehra. In effetti l’asfalto è in buono stato, ma la pioggia che ci accompagnerà per quasi l’intero tragitto ci impedisce di apprezzarne i panorami, compresa la vista dell’imponente Nanga Parbat con i suoi 8.126m. La strada dapprima pianeggiante che costeggia il Gilgit River inizia a salire sino ai 4.180m del Babusar Top dove c’è neve e temperature ovviamente invernali. Due foto e di nuovo in marcia sino a Balakot dove ci fermiamo per “pausa pranzo” a base di un piatto di verdure bollite l’Aloo Gobhi che già abbiamo avuto modo di apprezzare in questo viaggio.
Le dodici ore si confermano tali: partenza alle 10 e arrivo alle 22!!! Alloggiamo alla Travelodge Guesthouse di Mumtaz City alla periferia di Islamabad, ma distante solo 4 km dall’aeroporto. È un piccola struttura 2 stelle accogliente ed economica (18€ la camera doppia) che fa perfettamente al caso nostro anche se per i pasti occorre affidarsi ad ordini effettuati su menu dalla reception e consegnati da “riders” locali.
15-16 ott
Speravamo di avere dalla compagnia di assicurazioni (Himondo) i biglietti aerei per l’indomani, ma occorre prima avere la visita di un medico che autorizzi il rientro di Maurizio, visita che avviene solo la mattina del 16. Il medico è una donna rigorosamente con velo e mascherina davvero gentile che ci assicura del fatto che invierà tempestivamente l’autorizzazione stessa alla compagnia assicurativa. I biglietti (di Maurizio e mio in veste di “accompagnatore”) arriveranno in serata con volo previsto l’indomani con Turkish Airline via Istanbul in classe Business.
Nel frattempo ne approfitto per trovare un tassista che mi porti dapprima a Islamabad (mattinata di giovedì 16) e a Rawalpindi il giorno successivo. Lo trovo in Ahmed un simpatico autista con una vecchia Suzuki, uno scatolino il cui avviamento avviene non so come visto che chiavi non ne vedo nel cruscotto; non ha servosterzo e di tanto in tanto si spegne salvo riaccendersi subito…fortunatamente! Islamabad, l’attuale capitale del Paese, è una città piuttosto anonima che ha una storia recente essendo stata realizzata a metà degli anni ’60 del secolo scorso. Comode strade d’accesso a 6 corsie, traffico ordinato, ampi spazi di verde pubblico curatissimo e pulito, una pulizia che caratterizza del resto l’intera città. Per il resto c’è davvero poco da visitare se non l’imponente Moschea Faisal costruita alla fine degli anni ’70 e che può accogliere fino a 300.000 fedeli (interno e cortili) e il Pakistan Monument la cui architettura ricorda lo bocciare di un fiore i cui quattro petali rappresentano le quattro province Pakistane (Punjab, Sindh, Gilgit-Baltistan e Kashmir). L’indomani sempre Ahmed il mio fidato autista raggiungo il Raja Bazar di Rawalpindi (l’antica capitale praticamente affiancata ad Islamabad). Di Bazar in giro per il mondo ne ho visti parecchi, anche perché camminarci semplicemente per viverne l’atmosfera, i colori, assaporarne i profumi, incrociare gli sguardi incuriositi della gente, è una cosa che amo fare sempre ed ovunque. Il Raja di Rawalpindi è sicuramente uno dei Bazar più incredibili che ricordi; vi ho camminato per quasi tre ore senza incontrare un solo occidentale senza mai sentirmi in qualche modo a disagio. Nulla a che vedere con Bazar decisamente più famosi e conosciuti, ma ormai inquinati dal turismo a discapito della loro originale identità quali ad esempio quello di Istanbul o di Marrakech. Mi ha sorpreso poi la disponibilità a farsi fotografare, anzi a volte era lo stesso protagonista a chiederlo; parlo di maschi ovviamente dal momento che si è in un Paese islamico e, come sempre in questi casi, è bene osservarne e rispettarne le abitudini.
17 ott
Sono le 6.30 quando ad attenderci è l’ambulanza che porterà Maurizio e me in aeroporto per il volo di rientro in Italia….volo in business class!
Certo non il viaggio che avevamo immaginato, ma intraprendere avventura di questo tipo implica anche la consapevolezza di poter affrontare o vivere situazioni indesiderate come quella accaduta a Maurizio e che poteva ovviamente capitare anche a me.