MALAWI - ILALA BOOT
dicembre
DURATA   1 MESE
KM PERCORSI   800
TAPPE PRINCIPALI   NAMWERA-MANGOCHI-MONKEY BAY-NKHATA BAY-MONKEY BAY- MANGOCHI-NAMWERA
Dell’Ilala Boot ne avevo sentito parlare durante i miei viaggi in Malawi e mi aveva incuriosito la sua storia tanto da ripropormi di viverne prima o poi l’esperienza a bordo. Non avevo tuttavia informazioni riguardo alla possibiità di caricarci la mia moto; nessuna conferma quindi che qualcuno l’avesse fatto prima. Chiedo informazioni a Fosco, il mio amico capo villaggio a Monkey Bay, i quale mi assicura che sia possibile caricarci la moto ”no problem my friend Gigi”….ho qualche perplessità, ma ci proverò.


La MV Ilala è l’unica nave passeggeri che collega tutto il Lago Malawi (o Lago Niassa come continuano a chiamarlo i locali, il terzo lago più grande d’Africa), trasportando merci e persone dal sud al nord del paese, e viceversa. Certo, è famosa per essere spesso in ritardo a causa della manutenzione, a volte anche di qualche giorno, e sembra non essere la nave più sicura del mondo, ma quello che l’Ilala è in grado di offrire è una prospettiva impareggiabile sulla vita, la realtà, i paesaggi e le luci incantatrici del Malawi.
L’arrivo della Ilala è sempre un evento per gli abitanti dei villaggi “portuali”… Solo tre fermate sono dotate di un molo vero e proprio (Monkey Bay, Nkhata Bay e Chilumba), per tutte le altre il battello sosta al largo e il collegamento con i villaggi della riva è garantito da un andirivieni di barche e barconi stracarichi di persone ed ogni ben di dio; la distanza dipende dalla profondità dell’acqua, di solito qualche centinaia di metri. Le operazioni di imbarco e sbarco sono qualcosa di incredibile ed inimmaginabile se non visto con i propri occhi..
La MV Ilala è operativa dal dal 1951 e il venerdì di ogni settimana parte da Monkey Bay, nel Sud del lago, e arriva fino a Chilumba, vicino al confine con la Tanzania, per poi tornare indietro. La partenza è alle 8 del mattino, ma è un orario indicativo così sono abbastanza incerti anche i tempi di arrivo nei vari luoghi di sosta lungo la navigazione.
Il lago Niassa segna il confine tra il Malawi e il Mozambico nelle cui acque si trovano le isole di Likoma e Chizumulo (la prima turisticamente più conosciuta) che tuttavia appartengono al Malawi.
Yarrow Shipbuilder, costruì la Ilala per Nyasaland Railways nel 1949 in Scozia, l’imbarcazione prese il nome dalla regione di Ilala nello Zambia, dove fu sepolto per la prima volta David Livingstone. Trasportata successivamente in Malawi, iniziò a solcare le acque del lago nel 1951 e da allora è diventata un mezzo di trasporto irrinunciabile per la gente dei villaggi sparsi lungo la costa.
Lo storico, viaggiatore e scrittore britannico Oliver Ransford descrive così la vita a bordo della MV Ilala nel suo libro “Malawi, Livingstone’s Lake“:
Ogni giorno a bordo, tra l’eccitante campana che suona, grida di sirene e grida che sembrano inseparabili da tutti gli arrivi e le partenze marittime, le folle ridenti dei malawiani si allineano sul ponte dell’Ilala per sbarcare, ingombra di bagagli che includono biciclette, gabbie piene di uccelli, macchine da cucire e persino capre legate. Sono trasportati a terra per tornare dopo circa un’ora dopo stipati con un altro gruppo di passeggeri che si sistemano rapidamente negli spazi angusti a cantare e dormire e preparando dei pasti in piccole pentole.
-Giovedì 4 dicembre
Lascio l’Alleluya Care Center di Namwera in sella alla mia “Cinesina” (Voge 300 Rally che lascerò in Malawi definitivamente con targa locale) e percorro i 100km o poco più che mi porteranno a Monkey Bay, che raggiungo in giornata trovando alloggio al Musafa Eco Lodge, una sistemazione economica (27$ con colazione, pranzo e cena) affacciata sul lago che fa perfettamente al caso mio anche perché a 500m dal porto di imbarco dove mi reco per acquistare il biglietto evitando la ressa dell’indomani come suggeritomi da Fosco. Sono l’unico ospite di questo resort e la cosa non mi dispiace affatto; il gestore è un ragazzo simpatico con il quale è piacevole scambiare quattro chiacchiere bevendoci un paio di birre. Il lago è uno specchio d’acqua pressochè immobile dentro il quale si riflette la luce di un pieno di luna incredibile; irrinunciabile un buon sigaro per chiudere al meglio la giornata.
-Venerdì 5 dicembre
Alle 7 sono al porto dove trovo Fosco il quale mi indica un ragazzotto che mi accompagnerà all’imbarco provvedendo ad organizzare il carico della mia moto.
A questo punto sono spettatore di qualcosa che ha dell’incredibile o quasi: un “team” di ragazzi provvede a caricare la “cinesina” praticamente di peso sul terzo ponte del battello…..e solo una volta a bordo troverò risposta al perché non me l’abbiano lasciata al livello inferiore.
Inizia l’imbarco di persone e merci di ogni genere il tutto in un delirio caotico a cui ero tuttavia preparato….siamo in Africa del resto. Il primo ponte è praticamente la 3a classe stipata all’inverosimile, uomini, donne, bambini anche piccolissimi ammassati l’uno sull’altro. Al piano superiore la 1a classe che dispone anche di 6 cabine, un paio di queste con bagno; è prima classe anche per i passeggeri che non disponendo di una cabina dormiranno per terra ma in condizioni di minor affollamento rispetto a sotto. Sul terzo ponte ancora 1a casse dove si dorme per terra con un bar che dispone dell’essenziale (bevande, biscotti e nient’altro) e un ristorante anche piuttosto accogliente, ma accessibile a pochi. A coloro che sono stipati sul primo ponte non è consentito l’accesso ai livelli superiori.
Oltre a me solo altri quattro “bianchi”: Halicia e Arley (Newyorkesi) e Stephen con Kim tedeschi con i quali faccio amicizia; sono persone piacevoli ed appassionati viaggiatori; del resto non potrebbe essere diversamente.
Cena al “ristorante” a base di uova e verdure e poi in cabina dalla cui piccola finestra posso vedere le condizioni in coi si trova sistemata la mia moto e non posso fare a meno di chiedermi come potranno fare a tirarmela giù da lì sopra una volta arrivati quando saranno nel buio delle 3 di notte a Nkhata Bay.
L’indomani giornata piena di navigazione interrotta più volte da soste nei pressi dei villaggi di Makanjila, Senga, Nkhotakota, Likoma Island e Chizumulu Island. Ad ogni sosta assisto a qualcosa di incredibile che lascio alle immagini e alla immaginazione di chi legge.
L’indomani non dispongo più della cabina e mi tocca aspettare l’arrivo a Nkhata Bay steso in qualche modo sul ponte nei pressi del bar, ma anche questa è un’esperienza che è valsa la pena vivere.
Puntuale attorno alle 3am l’Ilala Boot ormeggia le porto di Nkhata; le operazioni di sbarco sono ovviamente più che caotiche e nel buio non mi rimane che chiedermi come potranno tirarmi giù da quel delirio la mia moto. Mi si avvicina un ragazzo il quale mi rassicura: “ci pensiamo noi”! sono perplesso, ma anche curioso di capire come andrà a finire. Passa una mezz’ora mi sento una mano sulla spalla, mi giro e il ragazzotto di prima mi indica la moto perfettamente intatta dietro di me. Fatico a crederci, inserisco la chiave e parte pure al primo colpo. Me la cavo con pochi dollari e aspetto le prime luci del giorno per riprendere la via del ritorno a Namwera che dista 600km.
Avevo promesso a Suor Rigbe che avrei fatto di tutto per tornare all’Alleluya Care Center la domenica….e così è stato nonostante i tanti, troppi km, tratti di strada sterrati ed anche quelli in asfalto caratterizzati da tantissime buche cui prestare grande attenzione, ma a questo sono ormai ampiamente abituato.
A Mangochi (40 km da Namwera) mi becco pure un acquazzone, ma siamo nella stagione delle piogge ed anche questo è da mettere in conto, del resto il mais da poco seminato ne ha assolutamente bisogno.
Navigare sulle acque del Lago Malawi a bordo del mitico Ilala Boot mi mancava e viverne l’esperienza è stato davvero incredibile…un altro piccolo sogno che si realizza.

visioni di viaggio - 2014
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